All’inizio della storia della coagulazione, quando i fattori furono via via scoperti, i loro nomi erano di fantasia, oppure con la numerazione romanica, assegnando a ogni fattore una progressione, a seconda del periodo della scoperta. Non a caso il fibrinogeno, che è stato uno dei primi fattori ad essere identificati, fu chiamato fattore I. A seguire, la protrombina, che fu chiamata fattore II e via di questo passo. C’è da desumere che i fattori emofilici (fattore VIII e IX) e i fattori della via di contatto (fattore XII e XI) furono scoperti relativamente tardi e, infine, che il fattore XIII sia stato l’ultimo. Questa storia della nomenclatura, è però alquanto intricata, perché, per motivi non noti, a un certo punto è stata abbandonata la numerazione romanica e si è passati ai nomi più o meno (direi) di fantasia, o che comunque non hanno una chiara attinenza con il meccanismo di cui i fattori sono responsabili. Ad esempio, fra i fattori procoagulanti, abbiamo il chininogeno ad alto peso molecolare e la precallicreina. Altre anomalie della nomenclatura si riscontrano nel fatto che alcuni fattori sono stati saltati. Ad esempio, non c’è traccia di un fattore III, IV e VI.
Anche fra i fattori anticoagulanti non c’è una logica né funzionale né numerica nella loro nomenclatura. La proteina C e la proteina S si chiamano così senza alcun riferimento alla loro funzione. Ho letto (ma non sono certo che sia vero) che le proteine C e S, si chiamino così perché la prima è venuta fuori al picco C della cromatografia, usata per la separazione delle proteine della coagulazione, e la proteina S in onore della città (Seattle) nella quale è stata scoperta.
Sicuramente la cosa più curiosa nella storia della nomenclatura riguarda l’ antitrombina. A molti di voi non sarà sfuggito che nei vecchi testi di ematologia, ma per la verità questo accade anche in alcuni scritti recenti, l’antitrombina viene definita con il suffisso di III. Quanti di noi si sono chiesti il perché di questa definizione?
Intanto, è curioso che questo anticoagulante naturale si chiami tutt’oggi antitrombina, perché sappiamo che questo nome non rispecchia interamente la sua funzione. Difatti, oltre la trombina, inibisce altri fattori (principalmente il fattore X, ma anche altri). Il fatto che si chiami così è dovuto a motivi storici; all’epoca della sua scoperta, i ricercatori avevano capito che era l’inibitore specifico della trombina, le altre funzioni inibitorie furono scoperte successivamente, ma nessuno ha avuto (voglia, ma direi coraggio…) di cambiare nome, anche perché questo avrebbe significato mettere mano a tutto il resto della nomenclatura. Il che avrebbe creato un enorme problema di cui nessuno si è voluto mai assumere la responsabilità. A questo riguardo, posso raccontare un piccolo aneddoto che riguarda il nome del test, che noi tutti conosciamo bene e che si chiama da sempre tempo di protrombina, PT. Anni fa un ricercatore Olandese, propose di cambiare nome, identificando il test con la sua funzione. Il nome proposto, fu tissue factor induced coagulation time. In effetti, questo nome evoca molto meglio del precedente la funzione del test. Io ed altri, che all’epoca facevamo parte del comitato, abbiamo espresso le nostre riserve, osservando che probabilmente nessuno avrebbe mai chiamato il PT con un nome, seppur coerente con la funzione, così complicato. Fummo facili profeti, il PT si chiama ancora tempo di protrombina.
Ma torniamo all’antitrombina. Perché per anni l’abbiamo chiamata (alcuni lo fanno ancora…) III? La risposta è relativamente semplice. All’epoca della identificazione della funzione di questo importante anticoagulante naturale, non si aveva certezza di cosa fosse dal punto di vista molecolare. Qualcuno aveva osservato che c’era una funzione nel plasma che inibiva la coagulazione. Si pensò che questa funzione fosse esercitata (e lo si pensa probabilmente ancora) dal fatto che la fibrina appena formata potesse agire come una specie di spugna, adsorbendo la trombina, inattivandola e impedendo di far progredire l’ulteriore formazione di fibrina. Era un meccanismo di controllo, al quale è stato attribuito il nome di antitrombina I. In tempi successivi, a seguito dell’introduzione dell’eparina, si capì che quest’ultima per avere l’effetto antitrombotico che tutti ora conosciamo bene si dovesse legare a un’altra molecola presente nel sangue. Nasceva una nuova funzione, definita antitrombina II. In tempi successivi è stata isolata dal plasma una proteina specifica che era in grado di inibire, oltre alla trombina e al fattore Xa, anche altri fattori della coagulazione, che è stata denominata antitrombina III. È questa l’unica forma molecolare definita che inibisce principalmente i fattori della coagulazione trombina, fattore Xa, ma anche altri quali i fattori della via di contatto e il fattore VII. È questa l’unica forma molecolare che noi misuriamo con test immunochimici o funzionali e, pertanto, deve essere chiamata antitrombina.
Spero che questo breve excursus sulla storia della nomenclatura in coagulazione sia stata di vs gradimento. Se così è, fatemelo sapere e dedicherò altri post a questo argomento.
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